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Papa Francesco e l’importanza di una Rivoluzione Culturale

” La mafia  è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine”, diceva Giovanni Falcone. Il territorio calabrese è da sempre facile preda di “famiglie”, che lo “utilizzano”per i loro più beceri fini. Senza alcun briciolo di umanità , con modalità aggressive ed intimidatorie hanno “colonizzato” una Terra che più per paura che per convinzione è consenziente. Si annida tra gli spazi più angusti di una comunità e non ha timore di mostrarsi con la sua faccia più crudele. Quella capace ad esempio, di uccidere Cocò, un innocente bambino di appena tre anni di età. Legata a questo tema si è svolto un evento cruciale per molti calabresi, soprattutto per tanti degli abitanti della Sibaritide. Oggi infatti, Papa Francesco, Vescovo di Roma, si è recato a Cassano allo Jonio. E’ venuto per “chiedere scusa” (coniando il suo slogan ndr). Scusa perché la Chiesa quando doveva essere modello culturale da contrapporre a quello mafioso molto spesso non lo è stato. Diceva Paolo Borsellino :”La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”. Questo è il primo passo da compiere, continuare la Rivoluzione Culturale contro un “topos” che lascia nel degrado, culturale, ancor prima che economico ed infrastrutturale la “gente di Calabria”. Paradossalmente proprio quell’antico popolo meritevole di aver portato la cultura dalla Grecia. Luogo un tempo fautore di civiltà oggi ridotto a mero accondiscendente a logiche perverse ed assurde. Una visita simbolica , un incontro come non lo si era mai visto. Una netta distinzione fatta con forza dal Pontefice, tra ciò che è bene comune e ciò che non lo è. “La mafia è adorazione del male” ha esclamato con decisione il Papa. Un messaggio importante inoltre è stato rivolto anche agli amministratori locali troppe volte complici. La politica, infatti, ha concluso :” deve essere perseguimento di bene comune, quello che la mafia non è”. L’augurio più bello che si possa trarre da una giornata simile è che questi appelli non cadano nel vuoto. In primis poiché sono stati rivolti dalla massima Autorità religiosa ed in seconda battuta perché è dai giovani che si deve partire per un ringiovanimento culturale. Processo che dovrebbe portare a ridurre l’ingerenza della piaga mafiosa. La mafia non è solo quella dei delitti d’onore , dei rapimenti, dell’acido e di tutti i possibili crimini più atroci. La mafia la incontri nella mano dello spacciatore fuori dalla discoteca il sabato sera, la mafia la finanzi quando paghi il pizzo, la mafia la agevoli quando ti mostri indifferente. E’ una battaglia troppo grande per essere condotta solo dai “giovani”, ha bisogno infatti del consenso di tutta una comunità. Attecchisce dove non ci sono modelli “sani” sul territorio forniti da enti o Chiesa. Si annida dove c’è assenza di Stato, dove c’è collusione. Con i mafiosi non ci si deve imparare a convivere, bisogna “combatterli”. Non con la violenza metodo brutale , tanto a loro caro, ma con la coscienza dubitante, pensante, che non si faccia influenzare da vecchie logiche. Lontano da luoghi che distruggano la personalità ed il senso civico. Urgerebbe che le Istituzioni alimentassero il dibattito più di quanto lo sia oggi. Sperando che queste non siano solo gocce di un oceano interminabile, non ci resta che opporci con convinzione a qualcosa che DENIGRA la Nostra Terra.

 

Demetrio Ventre

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