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I punti salienti della Riforma Costituzionale

Referendum-Costituzionale

Il presente contributo mira a fornire al lettore i contenuti essenziali del testo di legge costituzionale approvato dal Senato della Repubblica, in seconda votazione, con la maggioranza assoluta dei suoi componenti, nella seduta del 20 gennaio 2016, e dalla Camera dei deputati, in seconda votazione, con la maggioranza assoluta dei suoi componenti, nella seduta del 12 aprile 2016 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016, recante: “Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione”.

L’intervento di riforma, le cui modifiche sono circoscritte ai titoli I, II, III, V, e VI della parte II della Costituzione, si prefigge il superamento del bicameralismo paritario con la configurazione di un bicameralismo c.d. differenziato, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione. 

Tale ampia riforma costituzionale sarà oggetto di un referendum confermativo che avverrà presumibilmente entro l’autunno. 

Ciò premesso, è opportuno inquadrare più nel dettaglio quelle che sono le novità previste dalla legge di revisione costituzionale.

L’articolo 1 del testo di legge costituzionale, modificando l’articolo 55 della Costituzione, rivisita profondamente le funzioni proprie dei due rami del Parlamento, vale a dire la Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica. 

Alla Camera dei deputati, i cui membri rappresentano la Nazione (art. 55, comma 3 Cost.), viene attribuita la titolarità del rapporto fiduciario e della funzione di indirizzo politico, nonché il controllo dell’operato del Governo (art. 55 comma 4 Cost.).

Il Senato della Repubblica, invece, “rappresenta le istituzioni territoriali” (art. 55, quinto comma Cost.) divenendo dunque organo ad elezione indiretta, e sarà composto da 95 senatori eletti dai Consigli regionali tra i consiglieri regionali ed i sindaci del territorio, cui si aggiungono 5 senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica per 7 anni e gli ex Presidenti della Repubblica (art. 2 che modifica l’art 57 Cost.).

Per quanto riguarda l’elettorato attivo e passivo dei senatori, non è più previsto il requisito del compimento di quaranta anni di età per diventare senatori, né quello di venticinque anni per esercitare il diritto di voto. Viene delineata una nuova architettura del procedimento legislativo, innovata profondamente rispetto all’attuale assetto. 

Ed infatti, ai sensi dell’art. 10 del testo di legge costituzionale, che andrà a sostituire l’articolo 70 della Costituzione, sono previsti due distinti procedimenti legislativi: uno bicamerale, relativo ad un numero definito di leggi di particolare importanza (indicate al primo comma dell’art. 70 Cost.) ed uno monocamerale c.d. “partecipato” che interessa tutte le altre leggi e per il quale viene richiesta l’approvazione della sola Camera dei deputati. Tuttavia, nell’ambito del procedimento monocamerale “partecipato”, il Senato, al quale il testo approvato è immediatamente trasmesso, ha la facoltà entro dieci giorni e su richiesta di un terzo dei suoi componenti disporre di esaminare i progetti di legge approvati dall’altro ramo del Parlamento e proporre entro tempi assai brevi modifiche ai testi approvati dalla Camera sulle quali quest’ultima decide in via definitiva.

Accanto ai succitati procedimenti legislativi, è previsto un procedimento legislativo monocamerale con ruolo “rinforzato” del Senato, in base al quale, in deroga a quello ordinario, la Camera potrà non conformarsi alle modifiche proposte dal Senato – a condizione che lo stesso si sia espresso a maggioranza assoluta dei suoi componenti – solamente pronunciandosi “nella votazione finale” a maggioranza assoluta dei suoi componenti (art. 70 quarto comma). Questo specifico procedimento c.d. “rinforzato” si applica solo alle leggi che danno attuazione alla c.d. “clausola di supremazia” di cui al nuovo art. 117 Cost. (leggi a tutela dell’unità giuridica e economica della Repubblica o a tutela dell’interesse nazionale), per le quali l’esame del Senato è disposto entro 10 giorni. Il potere di iniziativa legislativa spetta sempre al Governo, a ciascun membro delle due Camere e agli organi ed enti ai quali sia stata conferito con legge costituzionale, con la precisazione che, ai sensi del novellato articolo 72 Cost., mentre i progetti di legge a procedimento bicamerale possono essere presentati indifferentemente ad una della due Camere, gli altri sono presentati alla Camera dei deputati.

Viene ritoccato anche il secondo comma dell’articolo 71 Cost. vigente che attiene all’iniziativa legislativa popolare, essendo elevato da 50 mila a 150 mila il numero di firme necessario per la presentazione di un progetto di legge da parte del popolo. 

Ulteriore elemento di novità nell’ambito del nuovo procedimento legislativo è l’istituto del “voto a data certa” (escluso per alcune categorie di leggi come quelle elettorali, di autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali, ecc.) ex art. 72, settimo comma Cost., secondo il quale il Governo può chiedere alla Camera dei deputati di deliberare, entro cinque giorni dalla richiesta, che un disegno di legge indicato come essenziale per l’attuazione del programma di governo sia iscritto con priorità all’ordine del giorno e sottoposto alla pronuncia in via definitiva della Camera dei deputati entro il termine di settanta giorni dalla deliberazione.

L’articolo 13 del testo di legge costituzionale inserisce nel corpo della Costituzione un nuovo secondo comma all’articolo 73 Cost., introducendo il giudizio preventivo di legittimità costituzionale sulle leggi elettorali per la Camera e per il Senato, che può essere promosso con ricorso motivato presentato entro 10 giorni dall’approvazione della legge da almeno un terzo dei componenti del Senato o un quarto dei componenti della Camera presenti. La Corte costituzionale si pronuncia entro il termine di 30 giorni e, fino ad allora, resta sospeso il termine per la promulgazione della legge. In caso di dichiarazione di illegittimità costituzionale, la legge non può essere promulgata. 

Riguardo agli istituti di democrazia diretta, ai sensi del nuovo quarto comma dell’articolo 71 Cost., sono inseriti nell’ordinamento i referendum propositivi e di indirizzo al fine di favorire la partecipazione dei cittadini alla determinazione delle politiche pubbliche. In relazione, invece, al referendum abrogativo, l’articolo 15 del testo di legge costituzionale, emendando l’articolo 75 Cost., prevede un nuovo quorum per la validità del referendum, ossia la maggioranza dei votanti alle ultime elezioni della Camera, nel caso in cui la richiesta sia stata avanzata da 800.000 elettori. Resta fermo il quorum di validità attualmente previsto, pari alla maggioranza degli aventi diritto al voto, nel caso in cui la richiesta provenga da un numero di elettori compreso tra 500.000 e 800.000 o da cinque Consigli regionali. 

Altri cambiamenti hanno ad oggetto la costituzionalizzazione dei limiti alla decretazione d’urgenza (ex art. 16 legge costituz. che cambia l’art. 77 Cost.), la deliberazione dello stato di guerra (articolo 17 del testo di legge costituzionale che riscrive l’art. 78 Cost.), la concessione dell’amnistia e dell’indulto (articolo 18 del testo di legge costituzionale che interviene sul primo comma dell’articolo 79 Cost.), la competenza ad autorizzare la ratifica con legge dei trattati internazionali (articolo 19 del testo di legge costituzionale che modifica l’articolo 80 Cost.), la Commissioni di inchiesta (articolo 20 del testo di legge costituzionale che innova l’art. 82 Cost.), l’istituzione di Commissioni di inchiesta, e l’elezione del Presidente della Repubblica (art. 21 del testo di legge costituzionale che rivede l’articolo 83 Cost.) da parte del Parlamento in seduta comune.

Numerose e rilevanti sono le innovazioni apportate dall’intervento di riforma al titolo V della parte II della Costituzione, con la soppressione del CNEL, con la eliminazione di ogni riferimento costituzionale alle province (cfr. nuovo art. 114 Cost.), e soprattutto con la rivisitazione del riparto di competenza legislativa tra Stato e Regioni (art. 31 del testo di legge costituzionale che riscrive l’articolo 117 Cost.). 

A tale ultimo riguardo viene soppressa la competenza legislativa concorrente, con una redistribuzione delle relative materie tra competenza esclusiva statale e competenza regionale. L’elenco delle materie di competenza esclusiva statale è profondamente modificato, con l’enucleazione di nuovi ambiti materiali (cfr. nuovo art. 117, secondo comma Cost.), mentre nell’ambito della potestà legislativa regionale, ai sensi del nuovo art. 117 comma 3 Cost., vengono individuate specifiche materie attribuite a tale competenza. 

Anche i criteri di riparto della potestà regolamentare sono modificati, posto che nel testo di riforma costituzionale la potestà regolamentare spetta allo Stato e alle Regioni secondo le rispettive competenze legislative. 

Particolare importanza riveste l’introduzione della cosiddetta “clausola di supremazia”, che consente alla legge dello Stato, su proposta del Governo, di intervenire in materie di competenza regionale a tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica o dell’interesse nazionale. Sono, altresì, oggetto di modifica la disciplina del cd. regionalismo differenziato e del potere sostitutivo dello Stato nei confronti degli enti territoriali. 

Altre importanti novità riguardano: la costituzionalizzazione dei principi di semplificazione e trasparenza dell’azione amministrativa, secondo criteri di efficienza e di responsabilità degli amministratori (art. 32 legge Cost. che modifica l’articolo 118 Cost.); la ridefinizione dell’autonomia finanziaria degli enti territoriali (art. 33 del testo di legge costituzionale che innova l’articolo 119 Cost.); il c.d. “potere sostitutivo” del Governo nei confronti delle regioni e delle province autonome (art. 34 del testo di legge costituzionale che riscrive l’articolo 120 secondo comma, Cost.); il limite agli emolumenti dei componenti degli organi regionali (art. 35 del testo di legge costituzionale che riscrive l’articolo 122, primo comma, Cost.), lo scioglimento anticipato del Consiglio regionale (art. 36 del testo di legge costituzionale che emenda il primo comma dell’articolo 126 Cost.). Cambia anche la modalità di elezione dei cinque giudici della Corte costituzionale da parte del Parlamento, eletti non più dal Palamento in seduta comune ma separatamente, nel numero di tre dalla Camera dei deputati e nel numero di due dal Senato (cfr. nuovo art 135 Cost.).

Infine, ai sensi dell’art. 39, comma 13 testo di legge costituzionale, la revisione del titolo V non trova applicazione nei confronti delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome sino alla revisione dei rispettivi statuti, sulla base di intese con gli enti interessati.

                                    Avv. Adriano De Cicco

Riferimenti bibliografici

– Dossier del Servizio Studi Camera dei deputati, serie Progetti di legge, nn. 216/12 parte prima (schede di lettura), parte seconda (testo a fronte) e parte terza (sintesi del contenuto), in http://www.camera.it;

– T. MARTINEZ, Diritto Costituzionale, VIII edizione, Giuffré editore, 2013

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